Dopo una prima valutazione a caldo scettica, data più che altro dalle mie personali esperienze passate di vita in “comune” e di condomini solidali (forse non ero pronta io allora, oppure non era il momento giusto in generale, ma sicuramente, avevo scelto le persone sbagliate con cui sviluppare la convivenza)devo ammettere che se fatto come si deve, potrebbe funzionare!
Bisogna però mettere un piccolo punto al tutto, infatti, per onore della cronaca questo metodo di convivenza non è esattamente una novità, semmai, a questo vi si sono accostate tipologie di persone che fino a oggi non avevano sentito l’esigenza di cambiare stile di vita, e magari condividerlo con altre persone, tutt’oggi e prima della coniazione del termine cohousing esistevano ed esistono in Italia e non solo delle piccole comuni che funzionano nel medesimo modo, singole persone e famiglie che vivono e condividono gli spazi, spesso anche con persone esterne, non è raro infatti che questi luoghi diventino meta dei bambini della zona che trovano lì un posto sicuro in cui giocare e passare il tempo.
Ho il sospetto che questo termine sia stato coniato per far sentire più a proprio agio quella fetta di popolazione che si sta avvicinando oggi a questo stile di vita e che fino a ieri lo riteneva alla stregua degli squatt, o magari condizionati dalle memorie delle comuni hippy, dei figli dei fiori tutti LSD e Woodstock generazione che magari hanno mal digerito ai tempi ma se lo chiamo cohousing invece, non me ne voglia nessuno, ma è più chic!
Per concludere a tema, è di pochi giorni fa la notizia di un condominio “gas” la cui utilità e finalità ben abbraccia il tema cohousing e condomini solidali:
Fonte Ansa 21 Agosto 2012:
Confabitare, associazione dei proprietari immobiliari in quel di Bologna ha avviato un progetto di acquisto collettivo per i residenti di alcuni condomini, in tutto 30 sono i condomini che hanno aderito dalla scorsa primavera a oggi e l’iniziativa ha riscosso grande successo tanto che ha fatto si’ che da sperimentale il progetto diventerà presto definitivo.
A turno, un paio di volte alla settimana, alcuni volontari del palazzo o un incaricato dell’associazione, vanno al Caab (il grande centro agrialimentare alle porte della città) ad acquistare grossi quantitativi di frutta e verdura su ordinazione dei condomini ottenendo così un risparmio sulla spesa fino al 50%.
Due punti di forza del progetto: il risparmio sulla spesa e il contatto sociale che si crea tra gli abitanti del palazzo.
Un’altra iniziativa a essa legata e in fase sperimentale di Confabitare è l’introduzione della badante di condominio ossia una persona di fiducia presente all’interno del palazzo per l’intero arco della giornata che si divide tra un assistito e l’altro a seconda delle esigenze delle famiglie i quali, da parte loro, pagano una quota in base alle ore effettivamente usufruite.
Che dite voi?
Se volete approfondire ecco uno dei siti web principali in merito cohousing.it




