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Si chiama “Accoya” il nuovo legno per la bioedilizia

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Accoya” è un termine che speriamo di leggere sempre più spesso, e le promesse in questo senso sono buone.
Accoya” in realtà è un nome non tanto di un legno, ma di un procedimento di “indurimento” dei legni morbidi.
Tutti sappiamo come i legni più resistenti, utilizzati per i mobili di pregio, da esterno e per le abitazioni, siano di provenienza esotica e che l’abbattimento sta provocandone non solo l’estinzione biologica, ma una selvaggia e inarrestabile diminuzione della foresta Amazzonica, habitat naturale dei grandi alberi da cui questo legno si ricava.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e rimarcate dai più importanti organi internazionali per la protezione delle foreste.
Il procedimento “Accoya”, realizzato per la prima volta in Olanda, utilizza invece legni tradizionalmente considerati “morbidi” (dolci), come i Pinus radiata, di provenienza certificata FSC (Forest Stewardship Council), quindi alberi da produzioni industriali sostenibili, e li trasforma in legni di impressionante durezza, paragonabile a quella del teak -ad esempio- utilizzabili per le costruzioni in esterno e addirittura per le imbarcazioni.
Il procedimento è al 100% ecologico e non tossico.
Al momento le due più rilevanti costruzioni con Accoya sono un edificio interamente in legno nelle Highlands scozzesi e un mulino a vento a Montefiore in Israele.

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