Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde…. » Coltivare & Curare le Piante, Giardinauta! Tutti gli Articoli, In Cucina, Sul Balcone e sul Terrazzo » Il rovo – Rubus Ulmifolius –

Il rovo – Rubus Ulmifolius –

Articolo scritto da

Tra poco sarà la stagione il cui si potrà iniziare a fare i primi raccolti di bacche di  Rubus Ulmifolius ,le famose more, il rovo , da non confondere con quelle
del gelso (Morus nigra).
Conosciuta con i nomi di : mora selvatica , mora di rovo , rogo di macchia
e spina di siepe ,
il  Rubus Ulmifolius è una pianta dal portamento arbustivo cespuglioso perenne appartenente alla famiglia delle Rosaceae con altezza che può raggiugnere
anche i 3 metri .
E’ presente in quasi tutta Europa , il Nordafrica e l’Asia , cresce spontanea in terreni leggermente umidi e profondi , rispetto ad altre piante da bacca ha bisogno di più sole e l’habitat preferito è quello boschivo  , essendo una pianta eliofila infatti  tollera ben poco l’ombra completa .
Presenta fusti aerei a sezione pentagonale lunghi fino a 3 metri ricadenti , rossastri ,
e provvisti di grosse spine .
E’ un arbusto semicaducifoglio , infatti , molte foglie permangono durante l’inverno .
Le foglie , imparipennate , costituite da 3 a 5 foglioline , presentano margine seghettato , sono elittiche o obovate accuminate e sono di un verde scuro  , con pagina inferiore tomentosa con peli  bianchi e pagina superiore glabra lucida .
Ha riproduzione sessuale , ossia , attraverso i semi , ma anche vegetativa , interrando infatti i suoi rami flessibili si otterranno nuovi esemplari .
I fiori del rovo  , bianchi o rosa , compaiono fra la primavera e l’estate , sono composti da cinque petali , e cinque sepali , sono raggruppati in racemi , l’infiorescenza comleta ha forma oblunga oppure piramidale .
Il frutto ( falso frutto )del rovo matura fra luglio e settembre , è commestibile , ricco di vitamina A, minerali, acidi organici , il frutto in sé ,  è composto da numerose piccole drupe , verdi in principio e rosse o nero/violaceo a maturazione e vengono comunemente chiamati “more”.
La moltiplicazione del rovo avviene per talea o propaggine apicale .
Viene considerata una pianta infestante , infatti , basti pensare che ne tagli drastici , ne erbicidi , ne incendi , arrestano la sua sopravvivenza .
Se le comprate in zolla piantatele un po’ più profonde del lampone e provvedete a mantenere il piede sempre provvisto di pacciamatura.
Una varietà molto consigliata è la ‘Dirksen’.
Ma molto più gradevole è andare in campagna nella stagione giusta e raccoglierle.
Portate cesti bassi e larghi, in modo che il peso non le schiacci, o dei barattoli di vetro.
Le more soffrono di parassiti meno di altre piante da bacca, tuttavia non sono immuni all’oidio ed è bene eseguire un trattamento preventivo con irrorazioni primaverili di decotto di equiseto e di ortica.
Il succo di mora ha effetti benefici su stomaco, intestino e vescica.
Inoltre, piantata a spalliera o come siepe, darà rifugio alla piccola fauna del giardino, come ricci e nidiacei.
CURIOSITA’ :
Galeno e Ippocrate consideravano le more utili per la cura della gotta ,
tanto che le ribattezzarono con l’appellativo “bacche della gotta” , appellativo che accompagnò le more fino al settecento .
Tutta la pianta , foglie , corteccia e radici sono usate in erboristeria fin da tempi antichi.
Nel mondo greco , si consigliava di masticare foglie di rovo per rafforzare
gengive deboli e sanguinanti .
Le  foglie venivano anche utilizzate per impacchi contro i dolori delle ulcere e cicatrici .
I romani , bevevano decotti di foglie e corteccia di rovo alle quali
riconoscevano capacità  astringenti .
Un pregiudizio che ha accompagnato il rovo per tanto tempo , nell’epoca medioevale , nonostante continuassero ad utilizzare la pianta in sciroppi , decotti ed impacchi , era che le more fossero nocive se mangiate appena colte , pregiudizio poi sfatato da studi successivi che attribuirono la nocività a questioni più che altro legate al livello igienico di allora , infatti , oggi è risaputo , che qualsiasi ortaggio o frutto può essere  vincolo di diffusione di germi e batteri se raccolti in prossimità di strade e sentieri se non lavati accuratamente prima di cibarsene , pratica , che all’epoca senz’altro non era molto effettuata .
Del resto , ancora ai giorni nostri , e con maggiori giustificazioni legati all’inquinamento , alle polveri sottili emanate dai gas di scarico che si depositano sopra foglie e frutti , all’inquinamento in generale , senz’altro maggiore rispetto allora , si consiglia giustamente di lavare accuratamente le more raccolte ai cigli delle strade prima di cibarsene , se non , non raccoglierle proprio .

Lascia un commento