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Aloe , la pianta dalle mille virtù !

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L’Aloe Arborescens e Vera

E’ una pianta che ha necessità di clima miti per poter crescere. Infatti vive bene all’aperto nelle zone a clima temperato-caldo mentre nelle zone più fresche deve essere portata al riparo dal freddo invernale in quanto non tollera temperature al di sotto di 5-8°C. Se ciò accade possono crearsi marciumi radicali specialmente se questo è accompagnato da eccessive annaffiature. Le temperature ideali di crescita sono intorno ai 20-24°C.
Sono piante, per la loro stessa natura, in grado di tollerare la siccità mentre non tollerano in alcun modo i ristagni idrici.
Infatti nei loro habitat naturali crescono sempre nei pendii ben drenati e mai a fondo valle o nei luoghi dove potrebbero esserci dei ristagni d’acqua.
Sviluppa i fiori dalla primavera all’autunno a seconda della specie e delle varietà che si formano sulla sommità di un lungo stelo, semplice o ramificato o a grappolo e la pianta non muore dopo la fioritura a differenza dell’Agave.


Producono infiorescenze ad ombrella, pendenti, tubolari.
I fiori sono di solito di colore tendente al rosso, all’arancio o al giallo.
Sono piante autosterili si riproducono pertanto per impollinazione incrociata.

Coltivazione

Nel periodo primaverile/estivo va annaffiata con moderazione e avendo cura di non bagnare le foglie in modo da evitare che l’acqua possa depositarsi tra le foglie che potrebbe portare a pericolosi marciumi.
La tecnica è quella di annaffiare abbondantemente e lasciare asciugare il terreno fino alla successiva irrigazione.
Al sopraggiungere dell’autunno – inverno le annaffiature vanno via via diminuite fino alla totale sospensione per tutto l’inverno. Con la primavera si riprendono gradatamente le annaffiature.
Qualora venga allevata per scopi terapeutici è bene non irrigare 8-10 giorni prima della raccolta affinchè i principi attivi siano più concentrati.
TIPO DI TERRENO – RINVASO
Si rinvasa ogni anno, in primavera aumentando via via le dimensioni del vaso. Non avendo un apparato radicale particolarmente profondo, è preferibile scegliere un vaso più largo che profondo e con adeguati fori di drenaggio in quanto non ama i ristagni idrici e sistemare sul fondo del vaso della ghiaia o dei pezzi di coccio.
Sono piante che non sono particolarmente esigenti in fatto di terreni ma prediligono terreni prevalentemente sabbiosi che favoriscono lo sgrondo rapido delle acqua in eccesso e leggermente acidi.
CONCIMAZIONE
Si concima una volta al mese a partire dalla primavera e per tutta l’estate utilizzando dei fertilizzanti liquidi diluiti nell’acqua di annaffiatura dimunuendo leggermente le dosi rispetto a quanto riportato nella confezione.
Per quanto riguarda il tipo di concime scegliete un fertilizzante che oltre ad avere i cosiddetti “macroelementi” quali Azoto (N), Fosforo (P) e Potassio (K), abbia anche i “microelementi” quali il Ferro (Fe), il Manganese (Mn), il Rame (Cu), lo Zinco (Zn), il Boro (B), il Molibdeno (Mo), tutti importanti per una equilibrata crescita della pianta.

Tecniche
di Moltiplicazione

Si moltiplica o per seme o per polloni.
Essendo piante autosterili, vale a dire che i fiori maschili e femminili della stessa pianta non possono incrociarsi tra loro o con piante della stessa varietà, occorrono piante di diverse varietà per poter ottenere dei semi fertili.
Moltiplicazione per polloni.
In tarda primavera, si prelevano dalla base della pianta i polloni che normalmente si formano.
Vanno recisi con un coltello affilato, pulito e disinfettato e lasciati all’aria per due-tre giorni per favorire la fuoriuscita del latice che impedirebbe la radicazione.
Dopo di che vengono posti in una composta formata da sabbia.
Questa si tiene costantemente umida.
Non appena avranno attecchito può essere rinvasata e trattata come le piante adulte.
Di solito non si pota.
Vanno semplicemente eliminate le foglie basali che via via disseccano per evitare che diventino veicolo di malattie parassitarie.
Abbiate l’accortezza di pulire e disinfettare la lama che usate per tagliare per evitare di infettare i tessuti.

Parassiti e
Malattie

Foglie con perdita di screziature:
Se le foglie presentano questo sintomo e diventano completamente verdi, vuol dire che l’illuminazione è scarsa.
Rimedi: bisogna spostare la pianta in un luogo più luminoso.
Foglie che ingialliscono ed appaiono macchiettate di giallo e marrone.
Successivamente le foglie si accartocciano e cadono. Osservando attentamente si notano anche delle sottili ragnatele soprattutto nella pagina inferiore delle foglie. Con questa sintomatologia siamo molto probabilmente in presenza di un attacco di ragnetto rosso, un acaro molto dannoso.
Rimedi: è necessario aumentare l’umidità dell’ambiente circostante alla pianta in quanto l’umidità è il suo peggior nemico. Solo nel caso di infestazioni particolarmente gravi, usare un acaricida specifico.

Uso nella
coltivazione bio e/o vegan

Uso in cucina e
medicina

Dalle foglie dell’ aloe è possibile estrarre il succo condensato e il gel, che utilizzati come sostanze terapeutiche possiedono costituenti chimici, indicazioni e interazioni farmacologiche diverse fra loro.
Il succo condensato è ottenuto prevalentemente dai tubuli esterni, situati al di sotto dell’epidermide della foglia.
Avendo proprietà lassative si utilizza contro la stipsi atonica (con feci dure).
Si prende un cucchiaio di succo lontano dai pasti per periodi brevi.
La stessa posologia è indicata anche per chi vuole ottenere un effetto depurativo sull’intero organismo.
L’utilizzo del succo di aloe in alcuni casi può portare effetti collaterali quali emorroidi e infiammazione intestinale inoltre può interferire con l’aspirinetta essendo l’aloe un diluitore del sangue,se ne sconsiglia assolutamente l’uso in caso si prenda tale medicinale.

Curiosità

E’ una pianta molto antica, conosciuta fin dall’antichità per le sue proprietà terapeutiche e conosciuta come la pianta dell’immortalità.
Le prime testimonianze della sua presenza sono state ritrovate su una tavoletta di argilla ritrovata a Nippur nei pressi di Bagdad e datata 2.200 a.C.
Nella cultura Assiro-Babilonese, da numerose testimonianze, è certo che il suo succo (chiamato Sibaru o Siburo) veniva utilizzato da chi aveva problemi digestivi.
Nell’antico Egitto era utilizzata tra le sostanze per l’imbalsamazione ed era molto coltivata per uso terapeutico. Ancora oggi in Egitto, questa pianta piantata davanti alla porta di casa è considerato un modo per assicurarsi una lunga vita e felicità
Anche la Bibbia la cita più volte: “Anche Nicodemo quello che da principio era andato di notte da Gesù, venne portando una mistura di mirra e d’aloe, quasi cento libbre” (Giovanni, cap. 19, vers. 39) o “Mirra, Aloe e Cassia olezzano le tue vesti” (Salmi, cap. 45, vers. 9).
Nel Papiro di Ebers (datato all’incirca 1500 a.C – foto al lato) sono elencate le innumerevoli proprietà di questa pianta.
Ne parla Ippocrate (460-337 a.C.) nei suoi innumerevoli libri di medicina elogiandone le sue proprietà antinfiammatorie, rigeneranti e antisettiche. Ne parla Discoride (20-70 d.C.) nel “De materia medica” elencando le sue proprietà cicatrizzanti, antifiammatorie e per le infezioni cutanee.

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